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Circolazione di intellettuali europei, libri e testi internazionali nel Medioevo a Bologna

La scelta della città di Bologna per realizzare il progetto è basata essenzialmente su due motivazioni sostanziali.

La città di Bologna nel Duecento diviene la sede principale a livello europeo dello studio del diritto internazionale, cioè del diritto giustinianeo, e dello studio della retorica e una delle sedi universitarie più importanti dell'occidente cristiano per gli studi di medicina e filosofia in ambito accademico, per gli studi di poesia in ambienti laici, in particolar modo in ambito notarile e mercantile.

La conseguenza più notevole del fatto che la città fosse nota come «Bologna la Dotta» fu la massiccia affluenza di studenti, magistri, professori, poeti, filosofi, medici e retori da ogni parte di Italia e soprattutto da ogni parte d'Europa. Una seconda conseguenza dell'essere città privilegiata degli studi universitari fu quella di essere un polo importantissimo di produzione del libro manoscritto universitario e non solo. Bologna divenne un mercato ricercatissimo di codici e libri manoscritti in ambito, giuridico, medico-filosofico, retorico-letterario a cui si rivolgevano da ogni parte della cristianità intellettuali e studiosi per acquistare copie di qualità dei testi base della cultura giuridica, medico-filosofica e letteraria europea.

 

Accanto a queste considerazioni di natura storico-culturale sta la seconda motivazione per cui la città di Bologna è stata posta come fulcro della ricerca, stante nella conservazione, unica in Europa, degli archivi medievali duecenteschi, che consentono di programmare una ricerca sistematica sulla presenza e circolazione di studenti, magistri, professori di diritto, di medicina e di filosofia, oltre che di poeti e professori di retorica e letteratura.

 

Non esistono in nessuna altra parte d'Europa serie documentarie che permettano di seguire gli acquisti e i trasferimenti di intellettuali e dei loro libri come a Bologna, dove si conservano serie archivistiche uniche per natura e consistenza: come i noti Memoriali bolognesi, in cui furono fissati tutti i documenti superiori alle 10 lire per ragioni legali a partire dal 1265 e che contengono decine di migliaia di documenti per il Duecento, di cui alcune migliaia testimoniano proprio la circolazione dell'élite culturale europea e la diffusione delle novità editoriali di prestigio che prendevano la strada da Bologna per tutte le città di cultura italiane ed europee in Svizzera, in Francia, nella Penisola iberica, in Germania, in Inghilterra.

La ricerca intende documentare in maniera analitica e puntuale proprio l'intensità e l'entità degli scambi librari in Europa e la presenza di uomini di cultura, anche di statura internazionale, a Bologna e in altre parti europee grazie al confronto tra i dati che emergeranno dalla ricerca e quelli noti perché editi o segnalati nella bibliografia nota europea.

Si tratta di un lavoro di comparazione e integrazione necessario perché consentirà allo studio di offrire agli studiosi della cultura europea non solo una mappatura statica delle presenze di intellettuali e testi a Bologna, ma un atlante costituito dai percorsi seguiti dai libri e dai vettori che testimoniano la mobilità dell'aristocrazia del sapere internazionale in tutta europea nel corso del Duecento.

Nel 1265 fu istituito a Bologna un ufficio del registro, noto come Ufficio dei Memoriali, che prevedeva la registrazione di tutti gli atti e i contratti superiori a venti lire di bolognini (una cifra piuttosto alta, se si pensa che un magister di buona fama poteva guadagnare in un anno dalle 100 alle 150 lire di bolognini). Coloro che redigevano un testamento, acquistavano, vendevano o sottoscrivevano un contratto (ad esempio, per la copia di un manoscritto) erano tenuti, a fare registrare l’atto nel relativo Memoriale, alla presenza di un notaio e di testimoni. La mancata registrazione rendeva il contratto in questione cassum et nullius valoris. L’ufficio fu soppresso nel 1456, ma i Memoriali giunti fino a noi sono raccolti in 322 volumi di grande formato. Gli atti notarili registrati ogni anno dal 1265 al 1456 sono dai 15 ai 20 mila e costituiscono una fonte unica per la storia non solo di Bologna. I memoriali sono inoltre imprescindibili ai fini d’un accertamento della presenza nello Studium della città felsinea di uno straordinario numero di “studenti” (in molti casi già aventi il grado di magistri artium), professori, poeti, medici, filosofi, miniatori, pittori ecc. provenienti da ogni luogo dell’Europa medievale che compaiono in veste di contraenti, attori, vicini di casa, testimoni negli atti notarili registrati nei memoriali.

Purtroppo, si è riusciti finora a pubblicare (molto parzialmente) solo i primi dodici dei 322 volumi sopra ricordati (relativi agli anni 1265-1270, quest’ultimo incompleto) e quelli relativi al 1286, con l’idea di recuperare possibili tracce d’un soggiorno dantesco a Bologna: Chartularium Studii Bononiensis

Non mancano certo gli studi che hanno indagato a macchia di leopardo la circolazione del libro a Bologna e la presenza di studenti stranieri nella sede dello Studium, ma manca un censimento capillare di questi dati anche solo per il Duecento, che potrebbe portare alla schedatura di migliaia di intellettuali europei e di centinaia di scambi, acquisti e trasferimenti di codici (e testi) in tutte le parti d'Europa, senza dimenticare le relazioni che è possibile ricostruire tra intellettuali tra di loro e con i poeti, miniatori, poeti e artisti del tempo.

(Testo del Prof. Armando Antonelli, ricerca diretta dal Prof. Emeritus Luciano Rossi, Università di Zurigo)