Famiglia Panzica
 
Nella foto, Giuseppina Giovanna Panzica, classe 1905, madre di quattro figli, sposata con il finanziere siciliano Salvatore Luca, la quale aiutò numerosi ebrei ad attraversare il confine con la Svizzera, attraverso il giardino della propria abitazione di Ponte Chiasso
Ascolta intervista radiofonica RSI alla Prof.ssa Carla Rossi. "Sul confine italo-svizzero", di Chiara Fanetti e Mattia Pelli, Diderot, puntata del 10.02.20
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«Sul confine»:
IL COMPORTAMENTO DEI SINGOLI DI FRONTE AL DRAMMA DEI PROFUGHI EBREI, TRA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA E CONFEDERAZIONE ELVETICA è un progetto di ricerca patrocinato da RECEPTIO e Fondazione UBS per la Cultura (che nel gennaio 2020 ha assegnato un contributo quale -cit. dalla lettera ufficiale- «attestazione di stima nei confronti dell'attività di ricerca e di mediazione culturale della Prof. C. Rossi»), ideato con il Prof. Amedeo Osti della Fondazione Museo della Shoah, che svolge una ricerca autonoma per quanto riguarda il territorio italiano.

Sebbene la politica della Confederazione in merito all'emergenza profughi, nel 1943-45, a livello nazionale, sia ben conosciuta, quel che ancora non è stato sufficientemente indagato è il legame e la correlazione tra microstorie che pongono questioni fondamentali di una Storia più grande: la rete civile, spesso - ma non sempre - di salvataggio, attivatasi in quegli stessi anni.

Innanzitutto, la popolazione che viveva sui due lati del confine ebbe un ruolo fondamentale nel salvare, o tradire, gli ebrei in fuga. Molti funzionari, inoltre, non erano convintamente nazisti o fascisti, altri invece erano dei fanatici antisemiti. Alcuni erano certi della “vittoria finale” dell’Asse, altri sapevano che una resa dei conti sarebbe arrivata molto presto.

Il progetto, quindi, prevede uno studio dell'atteggiamento e delle iniziative della popolazione civile (come i ragazzi scout delle Aquile Randagie, o singoli cittadini come la famiglia Panzica che aiutò gli ebrei al confine facendoli transitare dal proprio giardini), del clero, dei funzionari, del personale di polizia presente sul confine italo-svizzero, per capire quali furono i motivi delle scelte operate, di volta in volta, da ognuna di queste persone. Un lavoro incentrato non sulle istituzioni (le cui politiche dovranno comunque essere contestualizzate storicamente e giuridicamente), ma sulle persone. Il materiale inedito reperito in Svizzera tra l'ottobre del 2019 e il mese di gennaio 2020 ha già permesso di portare alla luce vicende personali che meritano di essere ricordate, perché il presente e il futuro nascono dalla memoria del passato. [Presentazione pubblica del progetto, lunedì 10 febbraio 2020, sede Fondazione RECEPTIO: https://www.receptio.org/sulconfine]

On the border

Swiss, Italian, Jews and Nazi-Fascists between the Italian Social Republic and the Swiss Confederation

 

Between 1943 and 1945 thousands of people persecuted for "racial" reasons in Italy tried to flee to Switzerland. The Confederation's national policy is well known.  Many scholars have deepened Switzerland's official attitude towards the enormous humanitarian emergency that, since 1933, has involved thousands of people fleeing the Reich, first, and Austria, France and Italy, then.

If both the point of view of the Swiss authorities and that of the victims of persecution is quite well known, there are other important protagonists in this story. First of all the population living on both sides of the border, who played a fundamental role in saving or betraying the fleeing Jews. The fate of the fugitives was also, and above all, marked by the officers responsible for the repression of any attempt to escape: the command of the border guard of the Nazi police, subjected to the Commander General of the Verona police, Wilhelm Harster, based in Como, who had the specific task of preventing trespassing; the Republican Border Guard, established by the Social Republic; the Republican Finance Guard, a unit assigned to the border guard; the Republican police, and especially the prefectures and border police, all very active in the "Hunding the Jews".

 

 What was the point of view of the other authorities present on the border, namely the Italian Social Republic and the German police forces? What was the attitude of the border guards, of the officials present on the territory? What were the relations between the Nazis and the Fascists? These questions are far from getting an answer.

Many officials, in fact, were not convincingly Nazis or Fascists, others were instead anti-Semitic fanatics.

Some were certain of the Axis' "final victory", others knew that a showdown would have come soon. Some were simply criminals, others were not.

These are questions and reflections that have not yet been answered, since the subject has not been studied until now.

The project, therefore, includes a study of the attitude and initiatives of the civil population (such as the scout boys of the Aquile Randagie, or individual citizens such as the Panzica family who helped the Jews at the border by making them pass through their gardens), the clergy, officials, police personnel present on the Italian-Swiss border, to understand the reasons for the choices made, from time to time, by each of these people. A work focused not on the institutions (whose policies will have to be contextualized historically and legally), but on people. The unpublished material found in Switzerland between October 2019 and January 2020 has already brought to light personal events that deserve to be remembered, because the present and the future arise from the memory of the past. 

Sotto/Below: Presentazione dei risultati dei primi 6 mesi di ricerca lunedì 10 febbraio 2020.Tra i graditi ospiti anche l'onorevole Cristina Zanini Barzaghi. l'architetto Giovanni Tabet, Natalia Latis (qui al termine della conferenza), Micaela Goren Monti

Presentation of the first 6 months research results on Monday 10 February 2020.
Among the welcome guests are also Cristina Zanini Barzaghi. the architect Giovanni Tabet, Natalia Latis (here at the end of the conference), Micaela Goren Monti

 

In the picture: Giuseppina Giovanna Panzica, born in 1905, mother of four children, married to the Sicilian financier Salvatore Luca, who helped many Jews to cross the border with Switzerland, through the garden of their home in Ponte Chiasso.

credits www.receptio.eu

Listen to RSI radio interview with Prof. Carla Rossi. "On the Italian-Swiss border", by Chiara Fanetti and Mattia Pelli, Diderot, episode of 10.02.20
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