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Famiglia Panzica
 
Nella foto, Giuseppina Giovanna Panzica, classe 1905, madre di quattro figli, sposata con il finanziere siciliano Salvatore Luca, la quale aiutò numerosi ebrei a transitare il confine con la Svizzera, attraverso il giardino della propria abitazione di Ponte Chiasso

«Sul confine»: svizzeri, ebrei, nazifascisti e popolazione civile tra Repubblica Sociale Italiana e Confederazione Elvetica, 1943-1945 è un progetto di ricerca patrocinato da RECEPTIO, condotto in collaborazione con il Prof. Amedeo Osti della Fondazione Museo della Shoah.

Sebbene la politica della Confederazione in merito all'emergenza profughi, nel 1943-45, a livello nazionale, sia ben conosciuta, quel che ancora non è stato sufficientemente indagato è il legame e la correlazione tra microstorie che pongono questioni fondamentali di una Storia più grande: la rete civile, spesso - ma non sempre - di salvataggio, attivatasi in quegli stessi anni.

Innanzitutto, la popolazione che viveva sui due lati del confine ebbe un ruolo fondamentale nel salvare, o tradire, gli ebrei in fuga. Molti funzionari, inoltre, non erano convintamente nazisti o fascisti, altri invece erano dei fanatici antisemiti. Alcuni erano certi della “vittoria finale” dell’Asse, altri sapevano che una resa dei conti sarebbe arrivata molto presto.

Il progetto, quindi, prevede uno studio dell'atteggiamento e delle iniziative della popolazione civile (come i ragazzi scout delle Aquile Randagie, o singoli cittadini come la famiglia Panzica che aiutò gli ebrei al confine facendoli transitare dal proprio giardini), del clero, dei funzionari, del personale di polizia presente sul confine italo-svizzero, per capire quali furono i motivi delle scelte operate, di volta in volta, da ognuna di queste persone. Un lavoro incentrato non sulle istituzioni (le cui politiche dovranno comunque essere contestualizzate storicamente e giuridicamente), ma sulle persone.